Qualcuno ha osato dire che le cattive prestazioni della Nazionale di calcio potrebbero dipendere anche da una bassa qualità delle scuole calcio sul nostro territorio.
Questa non è la mia opinione e ritengo invece che bisognerebbe fare un monumento a chi tiene in piedi le scuole calcio che offrono un servizio sociale di primaria importanza.
Il problema per conto mio non è nelle scuole calcio ma nel semplice motivo che i ragazzini di adesso giocano molto meno di un tempo e dunque le scuole calcio non possono fare i miracoli perché se questi a parte la scuola calcio non fanno nient’altro sono in costante deficit di attività motoria. Ai miei tempi si giocava tutti i giorni e non un’ora o un’ora e mezza ma ben di più. Chi approdava alla scuola calcio aveva già un suo alfabeto motorio di tutto rispetto e si può pure dire che le scuole calcio raccoglievano i frutti di un lavoro che prima era stato fatto in parrocchia, nei campo giuochi e nei cortili che a quei tempi non erano affollati di auto come adesso. In assenza di spazi adeguati si trovavano pure le vie per giocare per strada, cosa assolutamente impossibile e folle da provare al giorno d’oggi. Dunque, tutto sommato, io ho quasi più rispetto per le scuole calcio di adesso che per quelle di un tempo.
Se invece dobbiamo parlare di scuole è proprio la scuola vera e propria che, per conto mio, è peggiorata nel senso che continua a latitare nell’offerta di attività motoria e, al contrario, offre sempre più impegni che vanno ad ostacolare l’attività fisica del ragazzino. Ai miei tempi alla mattina si andava a scuola e al pomeriggio si giocava. Adesso hanno la scuola pure al pomeriggio sia come presenza fisica con i rientri che come incubo onnipresente grazie ai compiti che in molte situazioni sono decisamente esagerati.
E’ lo specchio della società attuale che solo qualche anno più tardi ci toglie la possibilità di praticare sport perché non si riesce più a conciliare l’orario di lavoro con lo sport.
Inquiniamo troppo e siamo troppo inquinati da questa società che ci stritola sotto l’imperativo “L’importante è produrre”. Producendo troppo abbiamo ridotto il mondo ad una cloaca, ci siamo riempiti di stress e di oggetti.
E’ dell’altro giorno una tristissima notizia di una signora che è rimasta vittima dei suoi acquisti inutili, letteralmente sepolta da un magazzino di acquisti che non riusciva a frenare perché inesorabilmente malata di shopping compulsivo. Questa signora è un po’ una martire del sistema capitalista e sarebbe importante che la sua tristissima fine ci facesse riflettere.
L’eliminazione della nazionale di calcio dai mondiali per la terza volta consecutiva, avvenuta nello stesso momento storico di questa disgrazia è per conto mio legata in qualche modo alle follie del nostro tempo. Se per i bambini è più importante essere superefficienti a scuola invece che giocare il giusto numero di ore per restare sani, da grandi saranno disposti ad abbandonare lo sport senza pensarci due volte per poter lavorare di più e potersi arricchire prima. Con il rischio di venire sepolti dallo stress che è il vero male del nostro tempo, molto di più dell’eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio.