TEST SUI 2000-1000-500-250 METRI PER MEZZOFONDISTI

Grazie ad un test che dura un’ora o poco più, si possono avere delle informazioni abbastanza utili per valutare le condizioni di resistenza specifica di un mezzofondista. Il test si basa sull’esecuzione in pista di una prova sui 2000 metri, una sui 1000, una sui 500 ed una sui 250 metri. Fra una prova e l’altra il recupero è pressoché totale (da 7-8 a 12-15 minuti) e l’intensità delle prove deve essere tale da portare alla fine il test senza aver fatto una fatica esagerata. Tale test può essere interessante per valutare sommariamente le caratteristiche di un atleta che si presenta per la prima volta al campo così come la situazione di un atleta che si sta già allenando da un po’ di tempo. Chiaro che quando un atleta è conosciuto molto bene dal tecnico altri riscontri potranno essere forse più utili e proprio in base ad una serie di informazioni in suo possesso il tecnico potrà valutare quali test somministrare per avere risposte più precise su particolari quesiti.

Il test funziona per i mezzofondisti e così la prima cosa che dobbiamo sapere è proprio se abbiamo a che fare con un mezzofondista. Se le caratteristiche di quell’atleta per noi sono buio totale e c’è pure la possibilità che questo sia un velocista o un corridore di distanze molto lunghe, allora l’applicazione di questo test può essere anche abbastanza inutile. In particolare il velocista farà fatica praticamente in tutte le prove tranne tirare un sospiro di sollievo quando è arrivato ai 250 metri dove, se non è morto prima, sarà anche in grado di produrre un discreto risultato, l’unico che sia possibile a lui in queste distanze se è davvero un velocista. Nei 250 metri correrà magari male, ancora con sensazioni di fatica esagerate ma riuscirà a correre abbastanza veloce altrimenti vuol dire che non è un velocista. In ogni caso se sapete di avere a che fare con un velocista non testatelo con questa seduta di allenamento altrimenti rischierà di odiarvi per il resto dei suoi giorni. Queste distanze possono avere significato per un velocista solo in pieno inverno ed io direi quasi senza usare il cronometro per non traumatizzarlo inutilmente.

Il caso opposto, quello del corridore di distanze molto lunghe, è poco probabile perché nessuno nasce corridore di distanze molto lunghe e se lo è sa di esserlo perché le ha già corse. Diagnosticare un corridore di distanze molto lunghe (dai 20 chilometri in su) con tale test senza saperlo prima è raro e se ciò accade ci presenta un andamento del test molto semplice: man mano che si dimezza la distanza la velocità che produce il podista in questione è quasi sempre la stessa e anche nei 250 metri finali, magari chiedendo anche un impegno maggiore, la velocità tenderà ad essere poco più elevata di quella delle prove precedenti. C’è da dire che tale test non spaventa il corridore di lunghe distanze al quale sembrerà di non aver fatto nulla quando ha finito. L’unico inconveniente è che al più si annoia e non riesce ad avere informazioni molto utili per la sua preparazione ma male non gli fa di sicuro (non si strapperà nei 250 finali perché non avendo la capacità di correre forte non  mette a rischio la sua struttura muscolare).

Per i mezzofondisti il discorso è divertente e, a mio parere, molto utile. C’è un numerino trattando di atleti di medio livello (quando si parla di atleti di vertice tutti questi discorsi diventano molto complessi ed opinabili per una lunga serie di motivi) che è bene tenere a mente ed è 2,25 (due virgola venticinque in lettere) e non sarebbe altro che il rapporto fra una distanza e l’altra di queste quattro e pertanto il rapporto fra 2000 e 1000, quello fra 1000 e 500 e quello fra 500 e 250.  Questo numerino è il valore del mezzofondista equilibrato dove per “equilibrato ” non intendiamo la sua capacità di vedere la vita come va vista (se esiste qualche mezzofondista “equilibrato” in tal senso mi scriva che ho un paio di domande da fare) ma molto più semplicemente un mezzofondista che ha un buon mix di doti di velocità e resistenza e pertanto è uno che potendo correre sia gli 800 metri che i 5000 (e forse pure i 10.000) darà probabilmente il meglio di sé sui 1500 metri dove la compresenza di queste doti è fondamentale. Il mezzofondista meno equilibrato che, pur essendo un mezzofondista predilige o i 5000 metri o gli 800 metri a seconda dei casi dovrà fare i conti con numeri diversi dal 2.25 sopracitato. Più precisamente per un cinquemilametrista sarà più facile parlare di un numero di riferimento di 2,20 circa e per un ottocentista tale numero sarà più vicino a 2,30 circa.

Ma vediamo come si lavora questo numero per avere indicazioni. Intanto la prima cosa da dire al soggetto che si accinge a fare il test è che durante l’esecuzione di questo test non deve morire e anzi deve fare una fatica che possa gestire bene, pertanto non è una fatica troppo elevata perché se la fatica è troppo elevata non si riesce a gestirla bene, non corriamo più come vogliamo correre noi ma corriamo come vuole farci correre lei. No in questo test bisogna avere una certa padronanza della corsa e sapere che comunque riusciremo a finire il test senza doverlo interrompere per eccesso di fatica. Magari nell’ultima o penultima prova si farà un po’ più fatica perché questa si accumula nel corso della seduta, è pure possibile che già la prova sui 1000 sia leggermente più faticosa di quella sui 2000, proprio perché corsa dopo di questa ma non ci sarà mai una verticalizzazione della fatica tale da dire “Basta! Non ce la faccio più…”, nemmeno nella prova sui 250 finali anche se qui, teoricamente, ai fini dell’esecuzione del test uno potrebbe pure tirare a tutta che tanto dopo non c’è più da correre. Lo spirito del test è di correre le quattro prove con la stessa concentrazione ad una discreta intensità che non può essere quella massimale in nessuna delle quattro proprio perché… le prove sono 4 e pure lunghe.

Un  esempio pratico numerico ci può far capire come funziona il cinquemilametrista e come funziona l’ottocentista. Se il cinquemilametrista è tale, partendo da un test sui 2000 corso, per esempio, in 7’20” correra’ i 1000 metri circa in 3’25”, poi i 500 in 1’33” ed infine i 250 sui 42″. Quel soggetto probabilmente sa correre i 5000 metri sotto  ai 18′ ma difficilmente è in grado di correre gli 800 in meno di 2’20”. Facciamo ora l’esempio di un atleta più o meno di pari valore ma che ha più propensione verso gli 800 metri. Quell’atleta partirà magari con un tempo di 7’50”  o più sui 2000 per poi correre in 3’25” circa sui 1000 (come il cinquemilametrista) a cui farà seguire un 500 in circa 1’28″e poi chiuderà con un 250 sui 38″. Quell’atleta probabilmente fa fatica a correre i 5000 metri in meno di 20′ però è quasi di sicuro in grado di correre gli 800 in meno di 2’20”. Ora questi sono valori indicativi e non ci si deve certamente fossilizzare su questi parametri però valutare come varia il rendimento in funzione della distanza è indubbiamente la cosa più semplice per capire se abbiamo a che fare con un mezzofondista di tipo veloce o con un mezzofondista di tipo resistente.

Lo stesso atleta in seguito a particolari preparazione potrà anche cambiare i suoi parametri di resistenza specifica e con questo test si potrà anche capire cosa è successo nello specifico con quel tipo di preparazione.

Un ultima sottigliezza parlando di soggetti già allenati questo valore di 2,20 può essere anche più basso mentre il valore di 2,30 per soggetti già allenati sugli 800 può essere anche superiore. Praticamente con l’allenamento tendiamo ad esaltare le caratteristiche che un atleta ha già. pertanto il veloce diventa sempre più veloce ed il resistente sempre più resistente. Questo evidentemente entro certi limiti perché non può esistere un cinquemilametrista che pur correndo agevolmente i 2000 in 6’30” non riesce a correre una prova sui 250 in meno di 44″ così come non può esistere un ottocentista che pur correndo i 250 in 34″ non è in grado di finire i 2000 metri in qualche modo perché quello, al limite sarà un quattrocentista.

Ovviamente non tutto è lineare  e risponde alla matematica con grande precisione altrimenti tutto sarebbe troppo facile e c’è comunque da ascoltare cosa dice l’atleta perché la cosa più banale che possa accadere è che questo dichiari di aver tirato troppo una della quattro prove e troppo poco un’altra. Queste sono comunque indicazioni che vanno interpretate per poter capire meglio possibile come funziona l’atleta in questione.