PIU’ CORRETTAMENTE: LA SCUOLA “DELL’OBBEDIENZA”

Con una caduta di stile grossolana l’ho chiamata la scuola della “presa per il culo” per il semplice motivo che non riesco a valutarla in modo distaccato e sereno ma, a essere obiettivi, non è la scuola della presa per il culo bensì la scuola dell’obbedienza che è l’unica che può essere funzionale al nostro mondo del lavoro.

Il vero problema, più che la scuola è il mondo del lavoro e quello richiede lavoratori obbedienti prima ancora che preparati. Occorre manovalanza con molta voglia di lavorare e a basso prezzo perché il parametro di riferimento sono i grandi produttori che possono contare sulla manodopera a prezzo stracciato.

Una scuola che prepara davvero potrebbe portare al collasso del nostro sistema economico perché se ragazzi preparati giocando d’anticipo dicono loro all’imprenditore ignorante come una zappa che guarda solo al suo tornaconto “Le faremo sapere” invece di farselo dire come succede alla maggior parte dei giovani in cerca di lavoro, allora casca il palco, salta il banco e l’unica possibilità resta scappare all’estero perché qui non trovi nessun eroe che rischia il fallimento per pagarti in modo dignitoso e farti lavorare con orari umani.

Dunque viviamo questa era strana dove i ragazzi sono allenati all’obbedienza che è il requisito numero uno ed imprescindibile per far andare avanti la baracca. Baracca che onestamente ci si chiede se sia onesto far andare avanti così e non ci siano i presupposti per dire “Purtroppo posti dignitosi non ce ne sono più cercateli all’estero perché qui abbiamo bisogno essenzialmente di schiavi”.

Una scuola che fa capire le cose invece che preparare a subirle fomenterebbe la rivolta sociale e bloccherebbe il paese, invece non si blocca nemmeno la scuola, ancorata su logiche di oltre mezzo secolo fa e si accetta che tutto possa andare avanti così.

Dunque la funzione di questa scuola è di occupare le menti più che di renderle elastiche e reattive e pertanto possiamo dire che i ragazzi in modo inconscio o in modo conscio, ma comunque con un’istinto di sopravvivenza ben sviluppato, si adeguano senza protestare perché capiscono che l’unica soluzione non devastante è proprio questa.

Certo sarebbe bello una scuola che riforma se stessa per riformare la società ma forse non ci sta nemmeno nel mondo delle favole.

Dunque questa non è ipocrisia ma splendida rassegnazione per tenere in piedi un sistema che pare che faccia acqua da tutte le parti ma è quello che ci ha garantito fino ad ora un tenore di vita decisamente maggiore rispetto alla media degli stati del resto del mondo. Forse siamo un po’ sfigatini in Europa (ma neanche tanto…) ma rispetto ad altre realtà di paesi decisamente sovrappopolati siamo messi ancora molto bene.

Si potrebbe stare ancora meglio se si potesse approdare ad una ridistribuzione dei capitali e dei redditi ma questa non è una cosa prevista dal nostro sistema economico che prevede che la ricchezza sia concentrata nelle mani di pochi grandi burattinai e che questi siano ignoranti o meno poco conta purché abbiano la stoffa dell’imprenditore di successo e senza scrupoli.

La questione ecologica, non marginale, non può essere né affrontata e tanto meno studiata in un contesto simile e se non porrà emergenze assolutamente urgenti non sarà affrontata in tempi razionali per non turbare delicati equilibri.

Ecco, valutando il mezzo bicchiere pieno più che il mezzo bicchiere vuoto si può dire la scuola attuale sia la scuola dell’equilibrio, poi se anche è un po’ ipocrita, pazienza. L’importante è il risultato. Mi verrebbe da aggiungere non la salute fisica e delle menti.