Osservazione sul “Il carburante dello sport…”

“Dimentichi che lo sport, soprattutto ad alto livello, è sostenuto dagli sponsor che non ci stanno ad affidare i loro investimenti a stregoni o presunti tali ed è in tal senso che la medicina dello sport si è imposta con i suoi protocolli altamente standardizzati, anche nella necessità di tutelare la salute di questi atleti che sono un vero e proprio patrimonio…”

Non dimentico questo, anzi ce l’ho sotto gli occhi tutti i giorni, solo che io ho un mio modo di intendere la salute tramite la pratica sportiva che è un po’ diverso da quello che permea i protocolli di assistenza di più o meno tutte le federazioni sportive. C’è un sistema semplicissimo per riequilibrare alcuni parametri bioumorali dell’atleta che si allena molto (a volte perfino troppo…) ed è quello di… ridurre i carichi di allenamento. Si dirà che questa soluzione banale è fin troppo semplice e coccia contro il principio dell’entusiasmo perché se uno ha davvero entusiasmo per la pratica sportiva non ci sta a ridurre i carichi di allenamento alle prime difficoltà.

In effetti a volte i medici intervengono proprio perché sanno che l’atleta è un testone ed allora per evitare che si faccia del male per colpa di carichi di allenamento spropositati fanno prevenzione anche utilizzando qualche farmaco. Io penso che la prevenzione dovrebbe essere che l’allenatore che segue quell’atleta (quasi sempre, soprattutto ad alto livello, tutto si svolge con la supervisione di un tecnico che sa tutto) dia una bella botta in testa all’atleta inducendolo ad una maggior prudenza con i carichi di allenamento ma quello in effetti è un comportamento da stregoni e tutto sommato, almeno in un primo tempo, pare che non sia utile per migliorare il rendimento sportivo.

La mia osservazione che se tutti siamo ad armi pari dopo tutti vogliono fare sport e non ci sono certamente le strutture per far fare sport a tutti è molto fantasiosa però non c’è dubbio che l’evoluzione della medicina dello sport abbia prodotto una spaccatura insanabile nel rendimento sportivo fra chi può beneficiarne e chi ne è tagliato fuori. Siccome l’assistenza medica per un atleta di alto livello costa un occhio anche lì non c’è dubbio sul fatto che sia impensabile poter intervenire nello stesso modo per tutti.

Allora la questione spinosissima è che per restare tutti ad armi pari dovremmo fare un passo indietro con gli sportivi di alto livello e questa è una presunzione semplicemente inaccettabile in un mondo che viaggia ai 3000 all’ora.

Ed è per questo che mi sono inventato il giochino dell’entusiasmo, perché se non possiamo giocare con i farmaci (ed io sono convinto che non sia assolutamente il caso di provarci e anche se ci fosse la diponibilità finanziaria dell’assistenza medica per tutti penso che non sarebbe per niente una bella cosa) è invece opportuno e saggio giocare con l’entusiasmo ben sapendo, con un minimo di nozione tecnica che deve essere a diposizione di tutti, che anche se c’è una situazione sociale miracolosa per la quale ci si riesce ad allenare come Dio comanda (sogno irrealizzabile per la maggior parte dei cittadini per evidenti limiti di tempo) in ogni caso non si può eccedere con i carichi di allenamento per non passare da una situazione divertente e salutare ad un’altra meno salutare e più stressante.

Ma questa situazione si autoregola proprio secondo il principio dell’entusiasmo perché è proprio questo che viene a mancare se i carichi di allenamento sono esagerati e sconfinano nel campo dell’insopportabile.

L’allenatore ha l’onere di regolare questo equilibrio e deve essere lui, come un farmaco che fa prevenzione, ad intervenire avendo la capacità di prevedere quando un carico può diventare esagerato e creare insormontabili problemi di recupero.

Sembrano discorsi astratti in una realtà che dell’astrazione se ne fa un baffo ed è costruita su un rigido pragmatismo. Ma quando il pragmatismo è affetto da miopia può diventare addirittura cieco e farci perdere di vista quello che io, insistendo come un disco rotto, ripeto che è il motore dello sport a tutti i livelli: l’entusiasmo.