NELL’ATTIVITA’ MOTORIA LA PIGRIZIA CHE FA DANNI E’ QUELLA MENTALE, NON QUELLA FISICA

I veri campioni sono dei grandi scansafatiche. Questa può sembrare una considerazione folle con riferimento allo sport ed all’attività fisica in genere. Eppure questi scansafatiche hanno una grande capacità di ragionare attorno all’attività fisica, proprio per evitare fatiche inutili ed ottimizzare la loro capacità di movimento. Da un punto di vista mentale non sono per niente degli scansafatiche anzi degli stacanovisti in tema di speculazione sul movimento.

Di Valentino Rossi si diceva che aveva una capacità di interagire con i meccanici per preparare la moto che non aveva nessuno, chiaramente non si divertiva a fare fatiche inutili per vincere le sue gare e pertanto andava a fare grandi fatiche mentali per studiare tutti ma proprio tutti gli accorgimenti che potessero rendergli la vita più facile in gara. Per certi versi portava via un po’ il lavoro ai meccanici, oppure, per dirla in un altro modo, era talmente zelante e pignolo da rendere più facile ma preciso ed impegnato anche il lavoro dei meccanici.

Chi ci tiene davvero allo sport ragiona parecchio su questo e non risparmia fatica mentale per poterlo fare sempre meglio.

D’altro canto, talvolta, i sedentari accaniti mascherano la loro pigrizia fisica con una pigrizia mentale. Loro sono in primo luogo dei “non appassionati del movimento” ma mettono in campo questo sconveniente atteggiamento grazie ad una serie di “mancanze” che sono di ordine prettamente psicologico e mentale. Quando questi sedentari accaniti, per qualche strano motivo, accettano di accostarsi all’attività fisica possono anche scoprire di non aver vera attitudine alla sedentarietà e se si convertono all’idea che l’attività fisica deve essere prima immaginata che svolta possono anche diventare degli “ex- sedentari”.

Quando, con un luogo comune, si finisce per dire che anche nello sport l’importante è la testa, si vuole sottolineare l’importanza dell’idealizzazione e di tutto il lavoro mentale che ruota attorno alla pratica sportiva ed all’attività fisica in genere.

Dunque pigrizia mentale e pigrizia fisica finiscono per mescolarsi e confondersi in un miscuglio che rende difficile capire dove finisce l’una e dove inizia l’altra, ma mentre la pigrizia mentale è semplicemente letale per la possibilità di condurre con successo una qualsiasi attività fisica, quella fisica, paradossalmente può diventare motivo importante per promuovere un miglior affinamento tecnico della pratica sportiva.

Lo sportivo vero non spreca fatica ed è un ragioniere della fatica perché sa che impiegando al meglio questa può ottenere notevoli risultati, al contrario il non sportivo si annoia a fare di questi calcoli finendo per fare più fatica ed alimentando in modo cronico il suo cattivo approccio allo sport.

Per cui il vero pigro non è colui che “sente” la fatica, la valuta ed ha paura e poca voglia di farne altrettanta perché chi pensa così è semplicemente umano ma il vero pigro è colui che il problema non se lo pone nemmeno nel senso che non ci pensa proprio e si annoia a pensarci. Per quei soggetti c’è questo sito, noiosissimo ma grande banco di prova per i pigri, se riuscite a leggere qui sopra anche pochi articoli vuol dire che non siete per niente pigri e appena iniziate a muovervi (direi proprio subito…) lo capirete.