L’UTOPIA: SPORT PER TUTTI, FATTO BENE

Mi ricordo che da ragazzino gareggiavo molto, più di quanto facciano mediamente i ragazzini di adesso, e fra le molte gare ce n’erano parecchie organizzate dalla Federazione di atletica e molte organizzate anche dal Centro Sportivo Italiano che era, ed è, un ente di promozione sportiva di ispirazione cattolica.

A me piacevano anche le gare del CSI nelle quali mi divertivo e mi impegnavo secondo come mi girava, in modo altalenante (ho sempre privilegiato, fin da piccolo l’aspetto del divertimento nella competizione più che quello del risultato nudo e crudo) ed abbastanza casuale. In realtà dalla società sportiva arrivavano messaggi un po’ strani, tipo che l’attività federale era più importante e quella del CSI un po’ meno, ma io, già allora abbastanza anarchico nel mio modo di intendere lo sport, me ne fregavo e se era una bella giornata che la gara fosse organizzata dalla Federazione o dal CSI provavo a vedere cosa veniva fuori, se era una giornata del cavolo assolutamente non predisponente all’ottenimento di un buon risultato che la gara fosse FIDAL o CSI non mi interessava proprio nulla, pensavo solo a divertirmi per quanto possibile in quella giornata inclemente.

Unica cosa che non mi andava tanto ed era un segnale per l’articolo che sto scrivendo adesso, mezzo secolo dopo, molte gare del CSI si svolgevano la domenica mattina ed io, non perché volessi andare a messa esclusivamente la domenica mattina, ma solo perché preferivo gareggiare il pomeriggio come più o meno tutti gli atleti che vogliono rendere come si deve, pensavo: “Ma accidenti, CSI; ente di ispirazione cattolica, la domenica mattina si va a messa, le gare vanno fatte al pomeriggio…” Ma il problema era un altro, non che i giudici fossero atei, a messa ci andavano in qualche altro momento ma la domenica pomeriggio la volevano libera per gli affari loro, giustamente visto che erano volontari che più volontari non si può. Così percepivo un po’ questo sport a due velocità. Quello più impegnato della Federazione che ti consentiva di gareggiare nell’orario migliore per ottenere buon i risultati e quello del CSI un po’ più “alla carlona” dove si facevano le gare giusto per coinvolgere più gente possibile ma l’aspetto della qualità dell’evento era un po’ trascurato.

Mezzo secolo dopo mi tocca dire che si stava meglio quando si stava peggio perché ora le gare del CSI sono pressoché sparite, sono per lo più gare su strada e poco conta che siano la mattina o il pomeriggio (tanto su strada si gareggia a tutte le ore…). Per farla breve le gare di atletica per il medio e basso livello sono diminuite di numero e non è più un fatto di qualità ma un fatto di quantità. Addirittura proprio quest’anno la Federazione ha messo dei vincoli all’organizzazione delle gare provinciali ostacolando di fatto l’organizzazione anche se l’intento era di renderle qualitativamente più elevate ma è una mossa un po’ “buco nell’acqua” di questo mandato del presidente Stefano Mei che in altri ambiti ha fatto cose più che soddisfacenti. Se lo vedo glielo dico (solita premessa “Ciao, io sono quello che è arrivato quinto il giorno che tu hai fatto il tuo record sugli 800 metri…”) ma temo che la colpa non sia nemmeno sua ma di un andazzo generale che investe più o meno tutto lo sport.

Insomma c’è ancora un’utopia che era utopia mezzo secolo fa e lo è ancora di più adesso: lo sport per tutti ma fatto bene proprio per tutti. Mentre mezzo secolo fa si stava lavorando in un certo modo attorno allo sport per tutti ed il fatto che le gare meno qualificate fossero la domenica mattina invece del pomeriggio era solo un problema del sottoscritto adolescente con problemi strani, poi abbiamo assistito un po’ ad una deriva del progetto “Sport per tutti” nel senso che la mercificazione dell’attività motoria ha prodotto quel deragliamento dello sport di base verso attività che con lo sport non hanno nulla e che fare a vantaggio del business molte volte gestito pure in palestra invece che all’aperto. Doppio danno nel senso che non solo ti vanno a vendere una cosa che dovrebbe essere quasi gratis ma ti chiudono pure in palestra per farla altrimenti all’aperto sono costretti a chiederti meno soldi.

Siamo un po’ distanti dall’utopia “Sport per tutti e fatto bene” ma non per questo ha poco senso immaginarla. Lo sport fa bene a tutti anzi, forse ancora di più a chi non ha l’obiettivo di fare il record del mondo, però deve essere proposto in un certo modo. Se facciamo uno sport di serie A ed uno sport di serie B dove quello di serie B è decisamente su un livello inferiore (altro che la domenica mattina invece della domenica pomeriggio, proprio anni luce di distanza) chi sarebbe indirizzato verso lo sport di serie B è tentato di mettersi a fare le attività con i lustrini delle palestre attrezzate dove magari le condizioni climatiche sono pure accattivanti perché regolate da sistemi di climatizzazione, dove anche se la qualità dell’aria è pessima perché all’aperto si respira sempre meglio che al chiuso non gliene frega niente a nessuno perché tu ti accorgi della pioggia e del freddo ma non del pulviscolo che volente o nolente c’è sempre al chiuso.

Un vero progetto di sport per tutti fatto bene purtroppo non può essere lasciato nelle mani dei soli enti di promozione sportiva ma deve essere portato avanti anche dalle Federazioni sportive che non devono avere il solo obiettivo di preparare gli atleti per le Olimpiadi o seguire comunque gli atleti solo fintanto che sono dei potenziali campioni.

La moria di partecipanti nelle gare della fascia di età compresa fra i 20 ed i 25 anni è l’emblema tipico di questa situazione. Mentre in una certa gara a 14-15 anni trovi un centinaio di iscritti, solo dieci anni più tardi e nel pieno dl vigore fisico e della capacità prestativa sulla stessa gara di iscritti ne trovi solo tre o quattro e, guarda a caso, quei tre o quattro sono quei campioni che sono sopravvissuti nello sport di serie A e pertanto vanno a farsi solo un certo tipo di gare.

Il concetto base è che l’atleta va rispettato anche quando ha vent’anni e non è un campione e se smette la pratica sportiva c’è sempre da chiedersi perché l’ha fatto.

In ogni caso sulla domenica pomeriggio mi tocca dire che ho proprio cannato alla grande. Ormai alla domenica pomeriggio non ci gioca quasi più nemmeno il grande calcio che si spalma in tutti gli orari possibili della settimana. Si vede che davvero la domenica pomeriggio deve essere dedicata a qualcos’altro, Spero che non siano i centri commerciali…