Per fortuna. Il fatto che l”osservatore inquini la scena è un dato scientificamente acquisito. Nel rapporto allenatore-atleta, se l’allenatore ha fiducia nell’atleta ed anche in sé stesso, questa è una manna dal cielo.
L’allenatore vede innanzitutto le doti del suo atleta e parte da quelle, poi ha una buona capacità di vedere anche le lacune ma parte da ciò di buono che trova in quell’atleta. Poi è importante anche che l’allenatore abbia fiducia in sé stesso perché sa che ha le capacità di tirare fuori le doti da quel tipo di atleta.
Leggendario il rapporto Vittori-Mennea. La coppia Vittori-Mennea è stata il classico esempio dell’allenatore ideale per l’atleta giusto. Cosa vuol dire? Che per Vittori avrebbe potuto esserci anche l’atleta “sbagliato”? Certamente. Carlo Vittori ha avuto delle intuizioni che probabilmente con qualsiasi altro atleta, almeno velocista, sarebbero state sbagliate. Ha capito di avere per le mani un velocista che era in grado di allenarsi come un mezzofondista ed ha fatto di quella caratteristica il suo punto di forza. Mennea ha capito che Vittori aveva i numeri per tirar fuori da lui un grande campione, un altro allenatore si sarebbe perso in mille paure di sperimentare qualcosa di folle su un atleta che comunque sarebbe stato un grande atleta anche allenato in altro modo, ma non così grande.
A volte la fiducia dell’allenatore lungimirante che vede le doti del suo atleta è produttiva anche quando è esagerata. “Gli ingenui non sapevano che l’impresa era impossibile e così la compirono”. Questa frase ben si adatta a quell’allenatore che erroneamente vede delle doti esagerate nel suo atleta. Una cosa è certa, che quelle doti non le ha l’allenatore e questi se può vederle in qualcuno può vederle solo nel suo atleta. Ma allora l’allenatore cos’è? Un prestigiatore che trasforma un atleta scarso in uno forte? No, però la sua forza dissuasiva, e questa funziona certamente meglio se è sincera, ha un notevole potere sull’atleta perché riesce appunto ad “inquinare la scena”.
L’errore di valutazione del tecnico si rivela magico perché crea un rapporto di fiducia fra tecnico e atleta che produce frutti. Questa cosa non sta in piedi se il tecnico bluffa perchè se fa finta di aver a che fare con un campione, quando è perfettamente consapevole che l’atleta in questione la stoffa del campione non ce l’ha, la pantomima dura poco. A volte però questo eccesso di fiducia del tecnico verso l’atleta si mescola con l’eccesso di fiducia del tecnico nelle proprie doti e tale cosa se è effettivamente fuori dalla realtà si manifesta, se invece è una delle caratteristiche vincenti al contrario si concretizza come valore positivo. Il tecnico deve comunque avere una gran fiducia nell’atleta, se non ce l’ha il rapporto parte con il piede sbagliato. E’ l’atleta a fare fatica e ad avere mille dubbi anche per colpa di questa stramaledetta fatica, se il tecnico non è lì a rincuorare con un costante convincimento reale, allora casca il palco.
Dunque il buon tecnico è quello che riesce a leggere bene e velocemente le doti del suo atleta, poi, miracolo della scienza dell’allenamento che non è una scienza ma un’arte (e questa cosa lo dimostra), può capitare che l’allenatore faccia un grande lavoro con l’atleta anche se queste doti notevoli inizialmente non esistono. E lì è proprio il tecnico ad essere l’artista che vede dal blocco di marmo la statua finale. Chiaro che la collaborazione dell’atleta è decisiva ed a nulla vale la grande convinzione di un tecnico lungimirante se l’atleta è uno sfiduciato cronico capace di contagiare al pessimismo cosmico chiunque.
A volte l’allenatore è un vero e proprio psicologo per esempio con quell’atleta che è davvero un talento ma a livello psicologico è un vero e proprio disastro e ce ne sono, soprattutto fra i veri talenti. In quel caso valgono quasi di più le capacità dissuasive e psicologiche del tecnico che quella di selezionare i giusti allenamenti. L’atleta è un talento e riesce ad andare in forma con molteplici soluzioni di allenamento, però è un testone e tende a cadere costantemente in depressione e ad avere la sensazione di non farcela. Da quel punto di vista io sono un po’ scettico sull’adozione (soprattutto con gli atleti di alto livello) di uno psicologo esterno che si occupa interamente della sfera psicologica dell’atleta. Per conto mio l’atleta ha la percezione che lo psicologo non abbia una grande consapevolezza della sfera tecnica altrimenti farebbe il tecnico più che lo psicologo e così si sente rinfrancato psicologicamente quando si relaziona con lo psicologo ma non rassicurato da un punto di vista tecnico. Quello che ha il vero polso della situazione è inutile che ci diciamo balle, è il tecnico e per conto che lo psicologo dica che va tutto bene ma dall’atteggiamento del tecnico traspare che non va per niente tutto bene la situazione non può essere artificiosamente sistemata da uno che è fuori dall’argomento preparazione vera e propria. Verrebbe da dire che occorre lo psicologo per il tecnico per fare in modo che lui direttamente possa offrire un atteggiamento positivo all’atleta ma torniamo al punto di partenza che questo atteggiamento deve essere sincero perché se è artificiosamente costruito da uno psicologo che si è “lavorato” il tecnico è facile che il messaggio finale non passi.
Paradosso: può essere più utile un tecnico illuso che è davvero convinto che il suo atleta sia un campione perché “inquina la scena” e diventa contagioso per il suo atleta di un allenatore che ha mille attenzioni e tenta di ottimizzare al massimo il rapporto tecnico-atleta ma in realtà ha anche mille paure di sbagliare finendo addirittura dallo psicologo per ottimizzare il rapporto con l’atleta.
Tanto per cambiare siamo in un’ ottica poco scientifica e di mille scenari e mille pennellate dove la pennellata giusta non c’è scritta su nessun manuale. Il rapporto tecnico-atleta è un mistero in continuo divenire e può produrre ottimi risultati anche quando le credenziali di partenza non sono entusiasmanti oppure anche risultati non significativi quando i presupposti sono molto convincenti. La qualità del passaggio di informazioni è decisiva ed il colpo di scena si ha quando da un tecnico così così ed un’atleta che non pare gran forte viene fuori, costruito pian piano, un grande atleta. Allora tutti a dire che quello è sempre stato un grande atleta e l’altro un grande tecnico. Ma non era per niente così.