Nella vita di tutti i giorni, purtroppo, molto spesso sono i nostri limiti che “capiscono” noi e non noi che “capiamo” i nostri limiti. Per questo, teoricamente, lo sport dovrebbe essere molto importante, perché ci insegna a capire i nostri limiti.
Nell’ultimo mezzo secolo, ma anche prima, quasi tutte le guerre sono state combattute per il petrolio ma non per questo in quanto bene di prima necessità (non lo è…) ma come strumento di ricchezza e pertanto le varie guerre più che per l’accaparramento di petrolio sono state combattute per tenere alto il prezzo di questo e fare in modo che continui ad essere la gallina dalle uova d’oro. Come sempre più che guerre fra stati sono guerre fra ricchi e poveri dove i ricchi se ne inventano sempre di nuove per essere sempre più ricchi e continuare a schiavizzare i poveri. Non conta chi vince, conta che la povera gente continui a non contare nulla.
Sarebbe bello se i poveri potessero fare lo sciopero del petrolio e provocarne un crollo del prezzo vivendo in modo da poterne fare a meno. Basta petrolio, manco per le lampade, stiamo al buio e quanto a muoverci ci muoviamo a piedi oppure stiamo fermi. Non si può perché evidentemente non siamo una società basata sui mezzi di sussistenza ma sulle fonti energetiche che fanno sempre ancora i conti con il petrolio ed è proprio per questo che un crollo del prezzo del petrolio come di tanto in tanto rischia di succedere è un incubo terrificante per questo tipo di economia, tale da giustificare guerre assurde ed apparentemente senza senso.
La lezione dello sport è una lezione solo teorica perché poi anche nello sport, in un certo tipo di sport, conta soprattutto vincere, più che tentare di capire i propri limiti ed allora è chiaro che anche nella vita di tutti giorni possa accadere questo.
Peccato che nella vita vincere sia identificato con il fatto di acquisire potere, danaro così come nello sport vincere sia inteso classificarsi al primo posto e non far vincere lo sport in senso lato.
Potrebbe essere inteso un nuovo modo di vincere, quello di stare bene tutti assieme ed allora non conta chi c’è in testa alla classifica, chi ha più potere ma il fatto che tutti riescano a partecipare dignitosamente così come nel sogno decoubertiniano.
Evidentemente il successo, anche reiterato, non nausea e non insegna nulla e chi vince insiste per vincere sempre di più anche se ciò procura danno a chi non vince mai. Se vogliamo è un po’ come nello sport con la filosofia del doping quando, pur di vincere, si mettono in campo tutti i mezzi, pure quelli che rischiano di far male alla salute.
Non a caso, quando qualche nazione fra incredibili progressi con i supporti farmacologici, si dice in gergo “Eh, ma quelli hanno la bomba atomica” come a testimoniare che anche nello sport si tratta di una vera e propria guerra e non ci si fa scrupolo di adoperare armi che possono essere pericolose per tutti.
Sarebbe bello partire dallo sport a “capire” (si proprio “capire” è il verbo giusto) che ci può essere un nuovo modo di vincere, un modo dove possiamo vincere tutti assieme e dove possiamo venirne fuori tutti migliori non in ricchezza economica ma in spirito.
Purtroppo fin che si predica il primato dell’economia non si riesce a ragionare in termini diversi da questi, ma allora non ci si deve sorprendere se dall’altra parte nascono i fanatici religiosi perché follia per follia ci può stare di tutto.
La “non follia” dello sport è quella che predica l’importanza del successo ma non a tutti i costi perché più che la necessità di prevaricare sull’altro è la necessità di migliorare se stessi ed allora la motivazione economica non può essere la principale. Per fare sport come si deve i soldi si spendono, non si guadagnano. Per vivere in modo armonioso con il mondo le ricchezze non si accumulano ma si spendono.