LACONICO SULLA TERZA ELIMINAZIONE CONSECUTIVA DELL’ITALIA DEL CALCIO DAI MONDIALI

Non che ci capisca molto di sport di alto livello, faccio già abbastanza fatica a tentare di capire le dinamiche dello sport di base e temo che quello di alto livello ne abbia alcune di anche molto difficili da comprendere ma, proprio perché mi impegno a capire lo sport di base che è, almeno lontanamente, imparentato con quello di vertice che mi permetto di fare una considerazione.

Mi ha lasciato perplesso il commento di un ragazzino di 18 anni (tutto sommato nemmeno un ragazzino…) che si è lamentato sugli stramaledetti social (ormai la comunicazione funziona così…) perchè a 18 anni non ha ancora l’occasione di seguire l’Italia del calcio ai mondiali (l’ultima volta che si è qualificata lui aveva solo 6 anni). Ebbene quel ragazzino deve darsi una mossa e mettersi a giocare a calcio come si deve e come d’incanto si accorgerà che il vero problema non è la nazionale di calcio ma il “suo” calcio e si accorgerà di quanti problemi ci sono a giocare a 18 anni se non si è dei veri talenti e scoprirà che alla sua età la maggior parte dei praticanti hanno già troncato la carriera. Questo è il vero problema e pertanto lui deve fare in fretta perché a 18 anni da questo punto di vista è quasi vecchio e se non si da una mossa rischia di restare ai margini come giocatore “amatoriale” quando a quell’età bisogna dare il massimo, altro che calcio amatoriale ed altro che calcio visto alla televisione.

Pertanto mi auguro che questa delusione televisiva serva a tutti i giovani che affrontano il calcio in modo troppo annacquato ed in modo precocemente amatoriale a capire che il vero problema non sono gli undici o i ventidue che non ce la fanno a portare la nazionale ai mondiali ma i milioni di ragazzi che smettono a sedici o diciassette anni perché non si sentono abbastanza competitivi.

Su questa cosa non ho altro da aggiungere.