A volte quando critico l’informazione deviata, sembro di un pessimiìsmo cosmico e mi limito ad osservare come lo scontro fra chi prova a diffondere l’informazione libera e chi la controlla sia uno scontro simile a quello tra Davide e Golia.
C’è il concetto di entropia a darci una certa speranza ed è utile sviscerarlo per acquisire un po’ di ottimismo. Più un sistema è complesso e sofisticato e più deve fare i conti con l’entropia. L’entropia è una cosa assolutamente naturale è una vera e propria forza della natura e potrebbe pure farci pensare che alla fine la Natura vince sempre e forse è pure giusto scriverla con la N maiuscola.
Un mondo rigidamente controllato in modo artificiale, per esempio con l’intelligenza artificiale (è bello perché lo dice spudoratamente anche il nome ma non gliene frega niente a nessuno…) non ha molte possibilità di evolversi secondo linee di ulteriore artificialità perché la Natura è autentica e ci mette lo zampino facendo crollare tutto come un castello di carte quando l’entropia scende su livelli troppo bassi. Un mondo molto artificiale comporta un’ entropia troppo bassa e quindi non ha futuro perché l’entropia tende inesorabilmente a salire.
Così l’informazione deviata anche se non si fonda esclusivamente sull’intelligenza artificiale ma su altre mille agenzie di informazione ha comunque un compito molto difficile perché in ogni caso la quantità di informazione presente in Natura presenta numeri impressionanti e tali numeri sarebbero impensabili anche se non fosse mai comparso l’uomo con i suoi numeri, le sue parole ed i suoi pensieri talvolta complicati.
Talvolta complicati ho scritto perché pare che il pensieto complicato sia un minaccia per l’umanità da far sparire dalla faccia della terra. Eppure l’uomo ha una tendenza naturale a pensare in modo complicato e curioso ed anche se è pigro tende prima o poi a sconfinare dall’universalmente accettato e riconosciuto. Per l’uomo non è necessario che l’informazione sia doverosamente accettata e riconosciuta, basta che sia immaginabile ed è già un po’ acquisita, anche se è falsa, figuriamoci se poi si scopre che è autentica.
Dunque il concetto di entropia ci viene in soccorso per immaginare un’informazione utopisticamente libera, almeno per pochi eletti che hanno ancora il coraggio di pensare in modo un po’ complicato e non universalmente riconosciuto.
Nello sport questo si traduce nella possibilità di andare un po’ più in la da quanto offerto dallo sport televisivo ed immaginare per esempio uno sport autentico ed importante anche se non è di quello che passa per televisione.
L’entropia fra l’altro gioca pure a favore di questo tipo di sport perché lo sportivo di alto livello nella sua rincorsa a risultati sempre più clamorosi deve fare decisamente a pugni con il concetto di entropia.
Quell’entropia che è alleata dell’atleta di medio livello perché gli consente prestazioni normalmente “naturali” anche con un regime di allenamento non esasperato è la stessa che poi, scavalcando gli ostacoli dell’informazione deviata, può portare ad un concetto di sport praticato per tutti come strumento di salute che conta più dello sport televisivo, normalmente spinto dalla pubblicità che anche se di un’apparente semplicità disarmante è quel complesso sistema che altera in modo artificiale il nostro modo di agire.
Qualcuno insinua che quando il modello è collaudato e va avanti da decenni e decenni finisce per essere quasi un sistema naturale che ha acquisito pure un discreto livello di entropia.
Così ci è più facile pensare al cittadino medio che dopo una stressante giornata di lavoro si sprofonda sul divano a vedere in televisione gli altri che fanno fatica che non ad un cittadino che trova le energie per evitare la fatica più improba che è proprio quella che si fa davanti alla televisione per subire i dettati del sistema della pubblicità e che scappa al campo sportivo a disintossicarsi per allenarsi ad uscire sempre più dal sistema delle coercizioni che limita di fatto in modo artificiale le libertà individuali.
Siamo liberi nella misura in cui l’entropia offre resistenza all’insieme dei sistemi coordinati per tenere l’informazione su certi binari. Quando l’entropia sale, ed è inevitabile che salga perché questa è la Natura, allora l’informazione può deragliare ma è un deragliamento che non fa vittime e porta invece benessere. Chi ci resta male, semmai, è chi crede di governare il mondo ad oltranza, solo grazie agli schermi e alle balle orchestrate su scale industriale.Anche se sembriamo tutti un po’ burattini, stereotipati in comportamenti che il mercato ci suggerisce perfino nei dettagli, dentro siamo più liberi di quanto si possa pensare. E questa è la nostra speranza ad alta entropia.