LA PAURA DEL RISULTATO

Per “paura” del risultato si può intendere comunemente la paura di fare un brutto risultato, di perdere, di ottenere una prestazione che ci delude ed è sotto le nostre aspettative di risultato. Insomma si ha normalmente paura di un qualcosa di deludente che ci lascia l’amaro in bocca. Purtroppo non è tutto così semplice, esiste un’altra paura di risultato ed è meno trasparente, più subdola, più incomprensibile e molto spesso non considerata perchè ritenuta assurda e paradossale: la paura di vincere.

La paura di vincere, o comunque di ottenere risultati di un certo spessore tecnico, può essere anche peggiore di quella tradizionalmente analizzata relativa ai risultati deludenti proprio perché poco considerata.

Può sembrare assurdo che un buon risultato possa far paura eppure, a ben pensarci, i motivi di stress esistono anche lì. Un buon risultato implica la consapevolezza di nuovi livelli prestativi. L’atleta che corre i 100 metri in 11″ netti nel momento in cui li corre in 10″7 si trova a dover fare i conti con nuove problematiche di allenamento. Ciò che andava bene per correre in 11″ può non andare più bene per correre in 10″7. A volte, parlando di risultati di un certo tipo, può essere tutto il regime di vita che viene sconquassato da un risultato di una certa importanza.

Ma anche a livelli più bassi, pure amatoriali, l’ottenimento di un certo risultato può far paura. L’atleta master non ha molte cartucce da giocare, la sua prestanza fisica volge al declino ed ogni risultato accettabile, pur se pregevole negli intenti, può essere l’ultimo di un certo tipo perché la capacità regredisce talvolta anche in fretta ed in modo improvviso.

Dunque, anche se non ce ne rendiamo conto, possono esistere dei veri e propri blocchi psicologici interni ad impedirci un certo tipo di risultati e fin che questi blocchi non trovano risoluzione per chissà quale altro motivo incomprensibile ed inconscio il risultato non arriva.

In modo semplicistico si dice all’atleta che mostra di valere certi risultati, ma poi non li realizza in gara, che ha bisogno di gareggiare tanto, di familiarizzare con la competizione ed in effetti poi, a volte, la cosa si risolve proprio in questo modo anche se non capiamo come abbia potuto sbloccarsi la situazione.

Gli psicologi talvolta per spiegare queste situazioni partono a fare giri larghi e arrivano anche a dire che probabilmente dipende dal fatto che il nonno grattuggiava il formaggio con la mano sinistra, poi però, pur complessa magari la situazione non lo è poi cosi tanto e per comprenderla basta mettere idealmente sul piatto della bilancia i due scenari possibili: quello conseguente all’ottenimento di un risultato scarso o comunque non eccezionale e quello conseguente ad un ottimo risultato: si scopre che anche questa seconda evenienza ha i suoi lati negativi e se l’atleta non è pronto per affrontarli il blocco scatterà in tutta la sua efficienza anche se l’atleta non ne è per niente consapevole.

Stasera io vado a fare una gara di lancio del disco master. Sono uno dei peggiori lanciatori delle Tre Venezie ma pure di tutta Italia se non proprio di tutto il mondo. Sono abituato a risultati scadenti (ormai purtroppo sono molto abituato a quelli anche nella corsa che è la mia disciplina d’origine) e non ho paura di patire un grande trauma se arrivo ultimo con distacco e pure con una prestazione di 3-4 metri inferiore alle mie aspettative (fra l’altro ho pure già quel minimo di esperienza, come discobolo, per sapere che non è una cosa del tutto rara…). Il vero timore è se faccio il record del mondo della categoria assoluta, praticamente dovrei lanciare cinque volte quello che lancio io. In quel caso la mia esistenza verrebbe stravolta e alla mia età siamo poco propensi a cambiare le abitudini di vita in un amen. Per fortuna lancio con un disco riservato alle categorie amatoriali ed è dunque impossibile che faccia il record del mondo assoluto visto che prevede un disco diverso. Da quel punto di vista dunque non corro rischi. Però potrei sempre fare il record del mondo della mia categoria ed in quel caso mi basterebbe lanciare meno di tre volte tanto quello che lancio io. C’è dunque questo terribile rischio. allora se voglio andare a lanciare o mi convinco che in realtà non è molto facile lanciare circa tre volte tanto quello che faccio di solito oppure che anche un record del mondo master non è di portata così rilevante da cambiarti la vita (anche se con il mio fisico sono convinto che gli uomini con il camice bianco mi salterebbero addosso per tentare di capirci qualcosa…) oppure ancora posso pensare che la minaccia di grandine che accompagnerà i temporali previsti per oggi pomeriggio sulla Pianura Padana sono un consistente rischio per la carrozzeria della mia vettura già segnata da tali eventi più volte in questi anni di cambiamento climatico.

Insomma i cambiamenti climatici tanto dibattuti in questi giorni (poi a dicembre non gliene frega più niente a nessuno perché fanno 12° nel Nord Italia) sono quelli che mi salvano dall’incubo di un risultato troppo eclatante assolutamente pauroso e sconveniente per la mia psiche. Forse posso stare abbastanza tranquillo. Almeno con riferimento alla gara…