LA GOLIARDIA NELLO SPORT E ALL’UNIVERSITA’

Non so perché (o forse lo so fin troppo bene…) la goliardia nello sport a volte mi fa piegare in due dalle risate mentre quella all’università mi fa quasi tristezza e a volte mi da perfino fastidio.

A.A. (scriviamo così per non essere indiscreti, ma nell’ambiente lo conosciamo tutti decisamente bene) vince una gara di corsa campestre alla grande e sul rettilineo d’arrivo ha un vantaggio talmente consistente che si può permettere il lusso di far finta di fumare e spandere la cenere sul percorso. Lo speaker sta al gioco e dice che dobbiamo dirgli di spegnere la sigaretta…. Io conoscendo il personaggio mi piego in due dalle risate, un po’ perché sono contento che abbia vinto un po’ perché conosco il personaggio e da lui mi attendo questo e altro avendolo visto cascare per terra per far colpo su una ragazza mentre passeggiava tranquillamente per il centro città dopo una gara.

E’ la goliardia che mi piace e ricordo un grande Andrea Longo, attualmente ancora primatista italiano degli 800 metri (nonostante alcuni equivoci con la statistica che non si ricorda che fra i tempi elettrici e quelli manuali ci sono 14 centesimi di differenza negli 800 metri e così, per esempio l’anno che feci il mio personale sugli 800, 1’50″3, Alessandro Lambruschini, il noto campione europeo della siepi di Helsinki ’94, era davanti a me in graduatoria giustamente perché vantava un 1’50″35 elettrico) autore di una esultanza semplicemente pirotecnica in un campionato regionale veneto Junior quando ha cominciato ad esultare a 100 metri dalla fine facendo capire che ormai non ce n’era più per nessuno anche se teoricamente la gara degli 800 comincia proprio lì…

La goliardia dell’Università la interpreto diversamente ma non voglio scrivere un articolo triste e su questa mi soffermo poco. Per conto mio l’università italiana non funziona molto bene e lì c’è poco da scherzare e da fare goliardia, ci sarebbe proprio da rimboccarsi le maniche per rivederla un po’ e la goliardia in tale ambito mi pare proprio un alzare bandiera bianca come a dire “Ma si dai, anche se è così, pazienza, scherziamoci su tanto non c’è nulla da fare…”,

Al contrario lo sport ha bisogno di goliardia perché troppe volte viene preso drammaticamente sul serio con un coinvolgimento emotivo troppo legato al risultato. Va bene viverlo con intensità ma la drammatizzazione deve essere evitata, così quell’esultanza per me è il fatto della settimana al di là del contenuto tecnico di alto spessore della prestazione.

Della mia carriera agonistica ricordo un campionato provinciale nel quale ormai come atleta ero già completamente andato perché logoro nei tendini in seguito alle preparazioni massacranti degli anni precedenti. Purtuttavia in quel campionato provinciale potevo giocarmela ed il mio rivale principale era un mio compagno di allenamento di 16 anni più giovane di me con il quale giocavo già a fare tattica nei mitici finali di “riscaldamento” a meno di 3′ per chilometro. giocammo a chi frenava di più per tutto il primo giro, poi andò in testa uno che non c’entrava niente e alla fine sparai tutto solo negli ultimissimi metri rischiando di perderla ma nel tentativo di non togliere nulla allo spettacolo. Esultai come se fossi stato ad un’ Olimpiade anche se era un misero campionato provinciale e pure un po’ sottotono ma se stiamo a guardare solo lo spessore tecnico dei risultati allora tutto diventa terribilmente noioso e monotono.

Al contrario in una delle forse più belle gare della mia vita, in predicato di passare alla Libertas Udine che voleva visionarmi proprio in quella gara, feci un finale semplicemente travolgente vincendo la gara (25″5 gli ultimi 200, poco più di 12″ gli ultimi 100) e non esultai proprio per niente perché, bleffando in modo clamoroso, volevo far finta che quella fosse la mia normalità e che quel giorno avessi fatto una cosa alla quale ero abituato.

Insomma inutile che ci diciamo balle la scena sportiva è un po’ anche un teatro e nell’assoluto rispetto dell’avversario possiamo sbizzarrirci in scene anche stravaganti.

Non mi piace quando un atleta ai piedi del podio, il classico quarto che ha sfiorato il bronzo, commenta che ha ottenuto un risultato squallido e assolutamente deludente perché quello, implicitamente, svilisce tutti quelli che sono arrivati dietro a lui ma mi diverte quando un vincitore o anche un non vincitore, perché no, esulta in modo teatrale e vistoso perché questo da colore, gioia, e talvolta ironia. Grande A.A: hai fumato in un posto dove non si può ma per quella sigaretta nessuno ti darà la multa ed invece passerà alla storia della nostra atletica locale.