IL FRONTE DI LIBERAZIONE DEI PODISTI DAL TAPIS ROULANT

In origine era il Fronte di Liberazione dei Nani da Giardino nato in Francia a metà anni ’90 ma era una trovata goliardica senza alcun effetto pratico sulla società se non quello di far ridere e far pensare che questi personaggi che andavano a liberare i nani nei giardini delle villette dei borghesi avevano il buon tempo da spendere in queste imprese ridicole.

Poi fu il Fronte di Liberazione dei Podisti dal Tapis Roulant e allora la cosa si fece pericolosa, molto pericolosa. Diciamo che mentre i liberatori dei nani da giardino venivano visti come quattro scemi innocui i liberatori dei podisti dal tapis roulant vengono visti come dei terroristi che in confronto le Brigate Rosse degli anni ’70 erano dei chierichetti. Purtroppo l’impresa utopistica di liberare i podisti dai tapis roulant (quanti dovrebbero essere gli attivisti di questo movimento? Qualche milione?…) è un’impresa quasi impossibile che avrebbe un effetto semplicemente devastante su questa società e avrebbe il potere di rigirare come un calzino questa società molto di più di quanto avessero in testa le folli Brigate Rosse.

Si tratta semplicemente di capire che i bambini capricciosi non sono quelli che provano a girare per le strade a piedi, in monopattino o in bicicletta, tentando pure di prendere un impossibile mezzo pubblico di tanto in tanto ma gli automobilisti incalliti che non riescono a togliere il culo dalla loro auto manco morti e si trincerano dietro all’alibi che loro non hanno tempo, devono lavorare come se chi non va in auto avesse tempo da perdere e può fare benissimo a meno di lavorare perché è mantenuto dallo stato visto che va a piedi, in monopattino, in bici o con il mezzo pubblico.

Così arriva il Fronte di Liberazione dei Podisti dal Tapis Roulant che porta fuori dalle tetre mura delle palestre i podisti e li porta a lottare per un diritto sacrosanto con gli altri utenti della strada che hanno l’unico torto di non andare in auto.

A Bologna hanno notato che nonostante l’imposizione del limite dei 30 chilometri all’ora non sono calati gli incidenti che coinvolgono pedoni e ciclisti. Questo vuol dire solo una cosa: che i bolognesi se ne sono fregati del limite e l’hanno trasgredito molte volte provocando gli stessi incidenti che si verificavano prima dell’imposizione del limite. Allora invece di ammettere in modo cretino che il limite non da buoni risultati si potrebbe semplicemente vietare l’uso dell’auto ai bolognesi così capiscono che i limiti vanno rispettati e la strada non è solo degli automobilisti.

La rivoluzione del nostro tempo passa dalla liberazione dalla schiavitù dell’auto. E’ chiaro che senza una rete efficiente (e purtroppo costosa…) di mezzi pubblici non si può sperare in questa conquista ma non si può pensare che solo bici e monopattini ci possano salvare da questa schiavitù.

C’è in ballo l’industria dell’auto, il business del petrolio, pure quello dei farmaci e ci manca pure che vadano in crisi le televisioni perché il cittadino sano pensa meglio e non si fa più prendere in giro dalle televisioni e dal sistema della pubblicità. In sintesi ci sono in ballo i cardini del sistema capitalista, per questo dico che le Brigate Rosse in confronto erano dei chierichetti.

Ovviamente si dice che non ci sono i soldi per le infrastrutture, non ci sono i soldi per potenziare in modo decisivo il sistema dei mezzi pubblici delle nostre città. Ci sono i soldi per il ponte sullo stretto di Messina che non gliene frega niente a nessuno ma non si trovano quelli per potenziare i mezzi pubblici nelle città.

Sul serio non resta che sperare nel F.LP.T.R. sperando che non siano sfigati come il Fronte di Liberazione dei Nani da Giardino che si è fatto conoscere solo da pochi buontemponi, tanto è vero che rischiavano duro perché la gente non conoscendoli li scambiava per ladri ed erano pronti a sparargli dietro.

Potrebbe essere che, diversamente, l’appartenente al Fronte di Liberazione dei Podisti dal Tapis Roulant venga riconosciuto subito e allora gli danno l’ergastolo subito senza processarlo oppure la sedia elettrica sull’auto elettrica, nuovo business per far finta che l’epoca dell’auto a tutti i costi deva andare avanti all’infinito anche se si è già capito da ‘mo che la vita non ce la semplifica ma ce la complica.