IL DISCO “ALLO SFINIMENTO”

Mi dicono che ho inventato una nuova specialità dell’atletica che sarebbe il “lancio del disco allo sfinimento” e questa specialità nascerebbe dal rapporto un po’ strano che ho con il disco appunto.

Io, in modo molto romantico, dico che il lancio del disco mi ha semplicemente rappacificato con i cambiamenti climatici, battaglia persa che io ho iniziato oltre 40 anni fa giocando sempre sulla difensiva non potendo fare altrimenti e beccandomi da mio padre l’appellativo di “maniaco delle previsioni del tempo” visto che il programma televisivo che mi teneva incollato allo schermo erano proprio quelle. Praticamente da buon corridore di mezzofondo e pure macinatore di chilometri perché mi allenavo un po’ all’antica prediligendo grandi volumi di carico, ero sempre a sperare che nel periodo estivo ci fosse qualche grado in meno e in certe sedute di allenamento che ci fossero 25° invece di 28° cambiava tutto.

Nel lancio del disco non è come nel mezzofondo e riesco a stare in pedana anche sotto al sole e con temperature superiori a 30° come purtroppo ci presentano questi stramaledetti cambiamenti climatici senza disperare e riuscendo pure ad apprezzare il caldo che tiene i muscoli ben funzionanti.

Questa cosa, abbinata al fatto che io d’estate ho molto tempo libero. ha fatto in modo che qualcuno notasse come in effetti io abbia un rapporto un po’ strano con il disco. Praticamente entro in pedana, un po’ stressato come normalmente ci portano ad essere i ritmi della vita moderna. poi mi rilasso e quando sarebbe ora di andare via resto lì e al contrario di prima non ho più fretta. A quel punto è il disco che un po’ logorato ed impaurito da questo mio atteggiamento tipico di chi non ha altro da fare comincia a parlarmi e mi dice. “Senti vado dove cavolo vuoi tu però dopo smettila e lasciami stare perché non ne posso più…” Ed in effetti è un po’ così perché ad un certo punto io comincio a lanciare senza ansia e postomi un obiettivo (il più delle volte razionale per non stare lì fino al giorno dopo…) dico semplicemente che il problema non è il “se” ma il quando e pertanto è deciso che fin tanto che non ottengo una certa misura non vado a casa.

Il disco “allo sfinimento” è un po’ uno dei cardini della mia filosofia di preparazione che a volte viene giustamente additata per “non troppo qualitativa” però, a ben pensarci, un minimo di qualità c’è. Per esempio, quando scopro delle cose sul disco telefono subito al mio amico Luciano Zerbini per sottoporle a verifica. Nella maggior parte dei casi lui conferma le cose che ho scoperto e aggiunge semplicemente che sono cose che sanno tutti ed ho fatto la scoperta dell’acqua calda, bastava che chiedessi un po’ in giro senza perdere ore in lanci senza senso alla scoperta dell’ovvio.

Il fatto è che, sempre per mia filosofia di allenamento, io ritengo che le cose che scopri da solo valgano il doppio e siano acquisite per sempre perché nate da un processo di verifica indiscutibile. Al contrario sono un po’ scettico sull’acquisizione di certi dogmi tramandati dalla letteratura scientifica e così se mi chiedono cosa sta alla base del processo di allenamento rispondo che “…occorre tanto tempo, tanta pazienza e bisogna stare attenti a non leggere troppe cose, o meglio a fare molta attenzione a ciò che si legge.”.

Praticamente sono un teorico “non allineato” ed in tema di letture e pure con precisa applicazione al settore sportivo suggerisco di più Lev Tolstoj e Fedor Dostoevskij che non, per esempio, Vladimir Zatsiorskj o Dietrich Harre. A chi mi fa rilevare che i primi due erano dei colossi della letteratura ma non hanno avuto alcuna specializzazione sportiva mentre gli altri due hanno segnato la storia della metodologia dell’allenamento sportivo replico che i primi due ci hanno raccontato quasi tutto quello che volevano raccontarci mentre gli altri due hanno omesso cose molto importanti, decisive per poter comprendere a 360° le problematiche dell’allenamento sportivo.

Dunque il disco “a sfinimento” non è del tutto casuale e non nasce solo dal fatto che puoi stare lì anche con trenta gradi e basta avere acqua e cappellino che vai avanti ma da una presa di posizione ben precisa che si identifica in un grande scetticismo verso ciò che è universalmente riconosciuto in campo sportivo ma che ha tanti buoni motivi per essere messo in discussione perché lo sport non è mera applicazione di dogmi scientifici ma pedissequa e costante applicazione pionieristica tesa a verificare anche cose che sembrano assolutamente ovvie. A volte al tremilaquattrocentoventiseiesimo lancio si scoprono cose che dopo il mio amico Zerbini dice “Ma è ovvio…”. Ma sono cose che non ci sono scritte sui libri, per me non sono per niente ovvie e tutto sommato magari ci era andato più vicino Tolstoj che di sport non ci capiva un cavolo di Zatsiorskj che invece lo sport l’ha studiato per una vita.

Se vogliamo il “disco a sfinimento” stesso ha dei correlati con “Guerra e pace” di Tolstoj che, per quanto interessante, io ritengo un romanzo “a sfinimento”…