IL BRONTOLONE E LA BRAVA PRESENTATRICE

Al convegno (ovviamente via web) c’è la brava presentatrice e la brava presentatrice sostiene la bicicletta nelle città perché proviene dalla Svezia dove anche se c’è un clima molto più ostile la bicicletta è decisamente più rispettata sulle strade. La brava presentatrice ha dei sensi di colpa nei confronti della figlia perché ormai vive stabilmente in Italia e pensa che, mentre lei da ragazzina poteva circolare liberamente in strada in bicicletta senza rischiare la vita, sua figlia non può fare altrettanto in Italia e viene di fatto privata di una quota di movimento importante per restare in salute.

Così la brava presentatrice, approfittando del fatto che è bella, simpatica e tutti sono disposti ad ascoltarla per questo si prodiga per fare propaganda ad una ciclabilità che qui purtroppo è molto diversa da quella della fredda Svezia. Lei giustamente dice che non si arrabbia (anche se ci sarebbe da arrabbiarsi e non lo dice ma lo sottintende…) perché lei deve esercitare il suo ruolo e se fa l’arrabbiata non gioca più il suo ruolo ma quello di qualcun altro e pertanto lei è più efficace se è propositiva e dunque insiste su quanto sia bello potersi spostare in bicicletta e non su quanto (ma questo è il mio lessico e non il suo…) sia “dimmerda” non poter usare tranquillamente la bici nelle nostre città superincasinate.

Allora, con questo suo candore, mi fa capire che devo scrivere questo stramaledetto articolo perché ognuno deve fare la sua parte e può farla solo facendo ciò che sa fare, giocando nel suo ruolo e pertanto io non posso fare la bella presentatrice perché non sono bello, non sono simpatico e sono poco attendibile quando incenso troppo le cose (non a caso sulla bici elettrica credono tutti che ci sia qualcuno che mi paghi. No, è uno dei pochi argomenti sul quale sono sempre positivo senza che nessuno mi paghi. Volendo posso insultare violentemente i produttori che si fanno pagare troppo rischiando di far passare il prodotto per una merce elitaria…).

Devo raccontare cosa mi è successo ieri mattina in auto prima che iniziasse il convegno perché è solo evidenziando queste cose che si può capire la realtà dalla quale dobbiamo muoverci, la realtà che non si può accettare.

Allora, con il normale grado di incazzatura che mi compete (piuttosto elevato pertanto e che non c’entra niente con i toni rassicuranti della bella presentatrice) racconto cosa mi è successo in auto ieri.

Ero a bordo della mia splendida berlina perfettamente inquinante che anche se è vecchia come non so cosa inquina meno della maggior parte delle auto di adesso perché funziona con un carburante (il metano) che anche se ti fa andare un po’ più piano inquina decisamente meno degli altri ed è l’unica alternativa al costosissimo elettrico se non vuoi inquinare troppo adesso. Procedendo piano (per scelta non per necessità perché se premi a fondo l’acceleratore fai dei bei disastri anche con il metano) notavo che pioveva tanto, ma non ero in auto per questo, ero in auto per il semplice motivo che su certi percorsi non voglio rischiare la vita come molti miei concittadini che scelgono di andare in auto perché per molte, purtroppo troppe tratte non c’è un’accettabile alternativa con il trasporto pubblico (troppo lento, poche corse invischiate nel normale traffico automobilistico, praticamente senza corsie preferenziali e costretti continuamente a cedere il passo ai veicoli privati) e tanto meno con la bici (anche per i motivi che vado a descrivere ora) e notavo che, ovviamente c’erano ancora meno ciclisti del solito sulla strada perché oltre al pericolo si aggiungeva il maltempo. Ad un certo punto vedo un temerario che infila giustamente tutte le pozzanghere perché ha una fifa blu che qualche automobilista lo prenda sotto se osa allargare di 20 centimetri dal margine destro della carreggiata e vedo che l’automobilista che mi precede lo supera a filo, senza rallentare e lavandolo ancora meglio come se non fosse stato già lavato abbastanza. Temo che quell’automobilista abbia pensato: “Tanto, lavata più o lavata meno, non è certamente per colpa mia che quello arriva a destinazione bagnato”. Faccio a tempo a pensare che avrei gettato volentieri un secchio d’acqua dentro la vettura di quell’automobilista per vedere che faccia faceva e mi pongo il problema di superare anch’io quel ciclista. Attendo che davanti non ci sia nessuno (ed in questo frangente l’automobilista dietro di me scalpita e pare quasi che voglia saltarmi sul tetto, anche perché la mia vettura è decisamente più bassa della sua che, essendo nuova per consumare di più ed inquinare di più deve essere stramaledettamente alta quasi come se fosse un furgone) e poi metto la freccia (ma sei matto?), allargo (ma allora sei proprio matto!) e supero il ciclista senza lavarlo nuovamente. Guardo nello specchietto retrovisore e chi mi segue non attende nemmeno un istante e supera il malaugurato ciclista come aveva fatto quello davanti a me passando a filo e rilavandolo da cima a fondo.

Dettaglio non da poco, in tutta questa situazione il ciclista non fa mai un gesto di disappunto né all’indirizzo del primo “lavatore” né all’indirizzo del secondo. Ciò mi lascia perplesso e nella mia fantasia penso addirittura che sarà rimasto sorpreso dal fatto che anch’io non l’abbia lavato.

Dopo un po’, non subito perché  ciclisti ce n’erano pochi (e questo purtroppo è il punto decisivo dell’intera faccenda), succede la stessa identica cosa, due gran lavaggi e ciclista che non reagisce nemmeno minimamente.

Che fa arrabbiare è che in entrambi i casi io ho proposto una soluzione all’automobilista che mi seguiva. Non ho tenuto quell’atteggiamento per fare il figo radical chic che rispetta il ciclista, in entrambi i casi l’automobilista che mi seguiva non ha nemmeno provato a non lavare il ciclista perché la colpa non è dell’automobilista che fa il deficiente prepotente bensì del ciclista che ha deciso di usare la bici.

Indeciso fra il triste e l’arrabbiato io sono scandalizzato del comportamento di quei due automobilisti (ma sono 4 perché quelli che mi precedevano ce l’hanno anche loro la testa per pensare) ma sono pure sconvolto dall’atteggiamento dei due ciclisti rassegnati che non hanno minimamente reagito a quella maleducazione.

Ora questo succede nella mia città ma succede nella maggior parte delle città italiane ed è quanto emerso nel convegno di ieri sulla mobilità urbana. Allora io penso che occorra un intervento a livello centrale perché se i sindaci non hanno la capacità di porre rimedio a queste situazioni occorre qualche mossa energica e clamorosa che faccia capire a tutta la popolazione che è arrivato il momento di cambiare mentalità.

Chiaramente questa cosa è difficile che succeda in questi giorni perché siamo sempre nel paese dove se viene dato un incentivo per acquistare biciclette c’è chi si scandalizza dicendo che sono soldi buttati dalla finestra mentre se vengono stanziati fondi quattro volte superiori per acquistare vetture decisamente poco aerodinamiche che sembrano disegnate 50 anni fa e consumano più della mia che è molto vecchia allora nessuno ha niente da dire e anzi pare un’ottima mossa per rilanciare l’economia. A mio parere questo tipo di economia non va rilanciata perché ha fatto troppi danni ed è giunto il momento di ripensarla. Ovviamente tutto questo detto brontolando.