I NOMI VOGLIO, I NOMI!

E’ una barzelletta vecchia questa e forse lo era già quando me l’ha raccontata ad inizio anni ’80 il mio mitico profe di topografia (la topografia l’ho dimenticata quasi tutta, le sue barzellette me le ricordo tutte…).
Un professore molto esigente chiede ad uno studente: “Dimmi gli abitanti della Cina” E questo: “unmiliardotrecentoventitremilioniquattrocentosedicimilaottocentodiciotto, adesso diciannove…” ed il professore: “I nomi voglio, i nomi!”

La barzelletta è più o meno la critica immediata che mi giunge da un mio amico che ha letto la risposta a “Domanda su allenamento condizionale ed allenamento tecnico”.
Anche lui vuole i nomi.
Gli ho risposto subito che io preferisco restare sul generico e soprattutto quando esprimo giudizi molto contestabili mi pare assurdo mettersi a citare esempi concreti. Però un esempio concreto l’ho già fatto in quell’articolo e mi hanno pure detto che l’ho fatto ad arte e fa capire il concetto. Ho citato niente popò di meno che Valentino Rossi che mi dicono avere effettivamente una precisione maniacale per la messa a punto della moto. Messa a punto calibrata sulle sue esigenze non casuale e puntata ad avere la moto più potente. Lui deve essere un tutt’uno con la moto. La potenza, la velocità sono due caratteristiche della moto certamente non le uniche. Penso che Valentino Rossi possa essere orgoglioso di questo suo atteggiamento e sono contento di averlo pigliato come giusto esempio per spiegare la complessità del discorso tecnico.
Se mi si dice: “I nomi voglio, i nomi!” Non posso fare altro che farne altri di atleti che a mio parere esaltano questo concetto di tecnica nello sport, certamente non vado a farne di quelli che, al contrario, sembrano stati degli uomini bionici prodotti in laboratorio.
Allora parto da distante così faccio capire quanto sono vecchio. Rod Laver nel tennis: immenso per completezza di colpi e bagaglio tecnico. Appartenente ad uno splendido tennis che, per certi versi, aveva addirittura qualcosa in più di quello di adesso. E sulla stessa linea Gianni Rivera, uno dei più grandi interpreti del calcio italiano.
Due personaggi famosissimi che hanno segnato la storia del loro sport con giocate tecniche e non si sono certamente affermati in virtù di doti condizionali superiori a quelle degli altri atleti. Al contrario Rivera, che era un talento infinito, veniva costantemente criticato per non essere atleticamente esuberante. Ma un Rivera atleticamente esuberante sarebbe stato Gianni Rivera? Ed un Rod Laver con un dritto da non far nemmeno vedere la palla avrebbe dovuto mettere a punto tutto il suo infinito repertorio di colpi di alta precisione?
Per non parlare solo di atleti famosi cito Riccardo Barra, che nel suo sport è stato famoso ma non ha avuto la fortuna di vedere il suo sport affermarsi come altri sport. Riccardo Barra è stato uno dei giocatori di calcio a 5 più forti apparsi sulla scena nazionale. Io ho avuto l’onore di essere stato per un po’ il suo preparatore atletico e spero che mi ricordi come un preparatore non molto invadente. Per Riccardo Barra ho rischiato di litigare con il suo allenatore dell’epoca, Fabrizio Rendina, che era un allenatore molto preparato ma su Barra aveva un incubo: che non facesse abbastanza preparazione atletica. In realtà Barra era un maestro della preparazione atletica, oserei dire che è quello che l’ha insegnata a me. Sui test di rapidità era semplicemente disastroso (se stai leggendo, Riccardo, non arrabbiarti, è certamente un errore di stampa…) ma sulla palla arrivava sempre un attimo prima degli altri, era quello che ti faceva capire che per arrivare prima sulla palla il sistema migliore è partire prima degli altri. Nel calcio a 5 se parti prima degli altri non ti squalificano, vuol dire che hai capito il gioco, se parti dopo puoi anche essere un fulmine ma arrivi sulla palla quando il più esperto c’è già arrivato.

Barra faceva una preparazione atletica per far funzionare bene il suo organismo. Faceva una preparazione per la salute, non aveva bisogno di costruire nulla. Lui dirà che in realtà era velocissimo e pure resistente da far paura. Io non l’ho mai visto tirare al 100% uno sprint in preparazione atletica e nemmeno una volta fare un giro in più degli altri di corsetta anche lenta. In realtà non si sapeva se avesse effettivi deficit di rapidità e o di resistenza, quel che è certo è che questi eventuali deficit in campo sparivano decisamente. Ciò che mi fa insinuare che Barra realmente non fosse un mostro di efficienza atletica è il fatto che tali presunti deficit si annullavano in campo anche in allenamento. Non aveva bisogno della partita di campionato per rivelarsi estremamente rapido, ciò accadeva anche in allenamento. Allora o in partita in allenamento cambiava di atteggiamento e si impegnava decisamente di più che nelle esercitazioni di preatletica, oppure, molto semplicemente, in campo diventava un gigante perché aveva un bagaglio tecnico di spessore decisamente superiore a quello dei suoi colleghi.
Con questo non sto dicendo che tutti gli atleti dei giochi di squadra debbano affrontare la preparazione atletica con lo stesso spirito salutistico con la quale la affrontava Barra ma sono semplicemente orgoglioso di aver capito quella cosa in quei tempi ormai lontani ed essermi opposto all’allenatore, che preparatissimo sotto l’aspetto tecnico, non capiva questa “finezza” di preparazione fisica. Mi ricordo che mi diceva: “Mi raccomando con Barra, carica, carica che mi pare lento…” Ed io: “‘scolta Fabrizio, va bene così, fidati, mi hai accettato come preparatore, fidati…”.
In quegli anni, però, a farmi acquisire il patentino di “non preparatore atletico” fu un’altra esperienza maturata nel calcio a 5 con ragazzini di 15-16 anni alcuni dei quali in tempi successivi diventarono pure dei discreti giocatori. Lì, nel settore giovanile, facevo tutto io, tecnica e preparazione atletica. La seduta di allenamento era organizzata secondo lo schema abbastanza classico del tipo: prima fase preparazione fisica, seconda fase tecnica con la palla. Man mano che andava avanti la stagione si concretizzavano dei ritardi sempre più clamorosi all’allenamento da parte dei ragazzi e la maggior parte arrivavano quando ormai la parte di preparazione fisica si stava concludendo. Non avevamo le “multe” come i professionisti e non sapevo come far rispettare l’orario di allenamento a ‘sti ragazzi, inoltre mi dicevano tutti che facevano tardi per motivi di studio. Ad un certo punto temevo davvero di allenare una squadra di secchioni terribili. Poi, un giorno, ebbi un’intuizione geniale. “Da oggi palla subito. Si parte con la palla dal primo minuto.” Non arrivò più in ritardo nessuno, non si verificarono infortuni di alcun tipo (a sedici anni l’intonizzazione non esiste nemmeno alle sei di mattina) e cominciarono tutti davvero a fare almeno un po’ di preparazione condizionale, oltreché, ovviamente, ad aumentare notevolmente il tempo di affinamento tecnico.