APPROCCIO “MUSCOLARE” ED APPROCCIO “RAGIONATO” ALL’ATTIVITA’ FISICA

Il muscolo è di moda, tutto ciò che si vede è di moda se poi funziona male e/o non serve ad un cavolo poco male, l’importante è che si veda e se assolve una funzione estetica è già “servito” a qualcosa.

Si parla tanto di ipertrofia muscolare, di ipertono ma mai che senta parlare di muscoli “normotrofici”. Penso che taluni se si sentono dire che hanno una muscolatura “normotrofica” temano di essere malati. La normalità è il muscolo ipertrofico, quello gonfio, quello che se non continui ad allenarlo finché campi prima o poi si trasforma in ciccia ma questo non te lo dicono, altrimenti poi casca il palco.

Tanta fatica sprecata per costruirsi un fisico esteticamente invidiabile secondo i canoni moderni, magari pure rinunciando a fare sport, perché così accade, per poi trovarsi qualche anno più tardi con della ciccia di troppo che non era nemmeno nostra perché ce la siamo pazientemente costruita in palestra gonfiando quei muscoli che non andavano gonfiati e dovevano rimanere scandalosamente “normotrofici” con quella parola subdola che sa quasi di malattia.

Il problema è che non si insegna che lo sviluppo ed il perfezionamento della fiunzione modella in modo intelligente, razionale e praticamente sempre gradevole il nostro fisico.

Però anche il senso estetico viene pilotato dalla moda e ci sta che in un” epoca dove i labbroni artificiali vengono sdoganati per belli sia ritenuto bello pure il muscolo chiaramente gonfiato, indiscutibilmente ipertonico e visibilmente costruito sulle proporzioni normali di un fisico normale. Ma la normalità non fa notizia e ricordo un fantastico “Normal Man” protagonista della trasmissione radiofonica “Sei uno zero” che faceva cose incredibili semplicemente facendo il suo normale dovere di cittadino ma veniva enfatizzato solo dai grandi ideatori di “Sei uno zero”.

Dunque muscoli belli (“belli” fra virgolette) ma che non servono ad un cavolo ma non abilità notevoli che però non modificano in modo evidente il fisico. Ne risulta che ci sono meno sportivi di un certo livello e più presunti atleti che non sanno fare altro se non gonfiarsi i muscoli.

E’ certo che se l’approccio “muscolare” all’attività fisica è abbastanza semplice perché, come ci insegnavano al vecchio “Isef”, il muscolo è idiota e basta che lo stimoli in un certo modo e lui si gonfia senza immaginare soluzioni più economiche e razionali, l’approccio ragionato non è altrettanto semplice perché chiama in causa il sistema nervoso centrale, non punta sul muscolo ma sulle informazioni motorie trasmesse soprattutto da sofisticati circuiti nervosi che ottimizzano la forza normalmente disponibile per utilizzarli in gesti di alta precisione ed efficacia.

L’approccio ragionato ha come minimo un vantaggio: che non cambia inutilmente pezzi del nostro corpo per giungere ad una certa prestazione.

Chiaro che, come dice la parola, implica un ragionamento, un certo studio, una certa applicazione mentale che non è nemmeno detto che vada sempre a buon fine perché molte volte è estremamente soggettiva e sperimentale soprattutto in un ambiente che ha praticamente dimenticato questo tipo di approccio.

Dunque bisogna avere ben chiaro in testa qual’è l’obiettivo finale. Se l’obiettivo è far vedere dei bei muscoli ipertonici stile film americano allora l’indicazione è abbastanza semplice: basta gonfiare quel muscolo con esercitazioni standardizzate che potete tranquillamente trovare su Internet muscolo per muscolo. Se invece l’obiettivo è una certa capacità prestativa, un certo affinamento tecnico, allora la via da seguire è ben più complessa, non è univoca né ben tracciata, non c’è nessun approccio muscolare perché il muscolo decide lui autonomamente come intervenire senza modificare sé stesso. Un singolo muscolo può agire in un solo modo: contraendosi e decontraendosi, la centralina di comando ha infinità di soluzioni date dai tempi di intervento di qualcosa come 500 muscoli diversi, se invece di selezionare i tempi di intervento di questi scegliesse di modificarli tutti ogni specializzazione tecnica costerebbe un ‘infinità.

Perché è più difficile intervenire modificando le informazioni della centralina di comando invece che dando semplici input al muscolo idiota ma ubbidiente è facilmente intuibile.

Perché la soluzione razionale ed efficace anche se complessa della centralina di comando, sia più vantaggiosa ed economica da un punto di vista energetico va spiegato. Il muscolo che si gonfia non è una soluzione economica perché questo poi te lo porti dietro per sempre. Ovviamente questa, per chi guarda i film americani, è la bella notizia, però nei film americani non vi fanno vedere che poi il protagonista avrà dei problemi a mantenersi quei muscoli ipertrofici. Insomma è come salire su un Taxi per spostarsi da un posto all’altro o comprarsi una macchina propria. Nella filosofia del lusso e della potenza è certamente meglio comprarsi la macchina propria, in quella della razionalità e dell’economia del gesto è più sensato prendere di volta in volta un Taxi che serva unicamente per quello spostamento senza dovercelo portare dietro e mantenere dopo.

C’è da precisare che la centralina di comando, a differenza del muscolo, non è per niente idiota e se tu continui a fare un certo spostamento ad un certo punto è come se ti facesse degli abbonamenti a tariffe vantaggiose per quel tipo di spostamento. Si tratta di promuovere tutte quelle azioni che portino alla scelta dell’abbonamento giusto perché se ti abboni alla Tramvia di Milano per spostarti tutti i giorni da Tregnago ad Illasi in provincia di Verona evidentemente hai sbagliato qualcosa.

Praticamente la scelta da fare a monte, ripeto, è se privilegiare la scelta di un miglior modo di muoversi per svolgere compiti motori complessi che possano portare a certi risultati di tipo sportivo. Se dello sport non ce ne frega niente e ci interessa solo apparire perché così emerge da un certo tipo di cultura allora non ha nessun senso elucubrare tanto e perdere tempo su soluzioni applicative che non ci sono scritte su Internet che ci dobbiamo applicare veramente tanto per cercare bene e che, paradosso, non ci modificano quasi per niente la nostra struttura muscolare.

Forse è anche un po’ come ci si vede allo specchio: chi si vede bene non ha voglia di cambiare sé stesso ma solo di funzionare sempre meglio, chi si vede male ha un’urgenza che prevarica quella dell’incremento delle capacità motorie che è quella di cambiare se stesso.

Ci tocca dire che alla fine l’attività fisica ha a che fare anche con gli specchi e con il cinema americano. Io, che penso in modo un po’ strano, ho sempre creduto che avesse a che fare di più con la salute e con le emozioni, ma quello è un altro discorso bislacco e molto complesso…