Tempo fa scrissi uno strano articolo su due presunti tipi di realtà. Non posso scrivere “interessante” perchè chi si loda s’imbroda però almeno “curioso” è un aggettivo che mi può essere passato per definire quell’articolo. Curioso perchè portavo in campo due realtà quando molti ci raccontano che la Realtà è una sola con la “R” maiuscola ed anzi si vantano di questo perché sostengono che riconoscere una sola realtà vuol dire essere coerenti. Allora purtroppo io non sono coerente e, senza vantarmene, ammetto candidamente che ne riconosco almeno due e non me ne dolgo, non me ne pento, tutto sommato penso proprio di non dovermene vergognare.
A mio parere esiste come minimo una realtà oggettiva ed una realtà soggettiva e questo solo per voler semplificare delle categorie perchè poi temo che ne esistano pure delle altre.
Realtà oggettiva e realtà soggettiva riassumono il senso dell’articolo che scrissi trattando di una realtà “reale”, quella comunemente accettata appunto, e di una altrettanto presunta realtà “percepita” che sarebbe poi quella soggettiva, un po’ più complessa.
Fra le righe non nascondevo di fare il tifo per la realtà “soggettiva”, di dare a questa comunque pari dignità rispetto a quella accettata dai più e di doverla considerare molto importante per dare un senso alla propria esistenza.
Per tentare di spiegarmi in un certo modo scomodavo perfino la meteorologia e citavo il caso della temperatura “percepita” e di quella “reale”, categorie sulle quali la gente comune non ha niente da sindacare ed anzi, accogliendo il mio pensiero, si sofferma a sottolineare quanto sia importante il caldo che si sente (o il freddo a seconda della stagione) più che quello che segnala la colonnina di mercurio. E per cui, con un esempio banalissimo, se ci sono “solo” 33° (ormai, con i cambiamenti climatici siamo arrivati a dire “solo” 33°…) ma c’è una elevata umidità ci sentiamo in diritto di imprecare per l’ennesima estate troppo calda mentre se ci sono anche 35° ma abbastanza asciutti sopportiamo in silenzio senza lamentarci come se ormai i 35° fossero la normalità delle nostre estati.
Ecco allora, per mille motivi diversi (raramente per l’umidità…), la nostra realtà soggettiva può differire sensibilmente da quella oggettiva e tendiamo a valutare con più attenzione la prima piuttosto che la seconda. L’esempio qui non è quello del caldo ma un qualcosa di un po’ più complesso e può essere, per esempio,che ce la passiamo bene in un momento dove il mondo va a rotoli perchè il nostro “microcosmo” vive un buon momento oppure che non siamo per niente contenti anche se alla televisione ci raccontano che il PIL sta salendo e l’economia si sta riprendendo perché gli affaracci nostri vanno proprio male, non solo quelli economici.
Forse do questa importanza esagerata alla realtà soggettiva anche perché lo sport può portare a questo atteggiamento, da questo poi si passa pure ad una interpretazione romantica della questione.
Nello sport, a meno che uno non sia un professionista, ma allora più che uno sport bisogna definirla una professione, si può tranquillamente dare qualsiasi etichetta a qualsiasi risultato. Se un atleta ottiene risultati disastrosi e proclama ai quattro venti di ottenere risultati prestigiosi si fa presto ad etichettarlo per svitato o anche solo per esaltato ma se questo nel suo intimo è contento e gratificato da risultati modesti nessuno può contestare un atteggiameno indisponenente e dannoso per la collettività, anzi è proprio questo l’atteggiamento veramente mite e pacifico che fa bene alla collettività perché se si sanno apprezzare anche i risultati modesti si è portati ad essere poco aggressivi, esigenti e dunque si risulta più tolleranti verso il prossimo.
Personalmente possiamo lavorare meglio e più facilmente sulla nostra realtà soggettiva più che su quella “reale” che poi più che reale andrebbe definita “collettiva”.
Attenzione per chi sostiene la presenza di un’unica realtà che se così si tratta potrebbe pure essere che l’unica realta “vera” sia proprio quella soggettiva perché la realtà collettiva comunemente accettata non è che la somma di singole realtà soggettive.
Qui, per citare un esempio politico, per conto che alla televisione ti raccontino che sono migliorati i parametri di benessere ma se i singoli soggetti sono tutti un po’ più scontenti vuol dire che c’è qualcosa che non quadra.
Nella sfera degli affetti si possono scrivere una marea di cose su questo argomento e mi piace evidenziare come le dinamiche siano abbastanza sovrapponibili a quelle che si verificano nello sport. Il partner non è contento in quanto la sua “metà” è la persona migliore del mondo ma in quanto ci vive bene assieme. Per assurdo può essere anche uno sbandato, un delinquente ma se ci vive bene assieme finisce per essere drammaticamente la persona giusta e tolgo pure quel drammaticamente perché poi quando un rapporto funziona bene fa stare bene entrambi e quel delinquente trova le motivazioni per diventare una brava persona.
Dunque dobbiamo stare bene attenti a questa realtà soggettiva, a questa realtà “percepita” perché è quella che concretamente ci eleva o ci abbassa la qualità della vita. Ho scritto concretamente convinto e non per buttare lì quell’aggettivo in modo sbadato. Chi reclama la concretezza della realtà oggettiva ha capito poco della questione o meglio è stato abbindolato dalle bugie del nostro tempo. C’è una realtà oggettiva tanto sbandierata che è quella delle cose che è sponsorizzata dal sistema capitalista perché in questo sistema se non si da tanta importanza alle cose più che ai sentimenti l’economia non va avanti. Ed allora il mitico Erich Ftomm ci scrive “Avere o essere” e cita uno dei polpettoni del nostro tempo. E’ molto più concreto essere che avere perché gli oggetti hanno una loro vita breve ma noi, se ci crediamo, abbiamo un’ esistenza “immateriale” che va ben oltre la nostra esistenza oggettiva, Capito questo delle cose non necessarie non ce ne frega più niente perchè diventiamo pericolosamente concreti per un sistema che non è quello del mercato.