AGGETTIVI MALDESTRI MA DALL’IMPORTANTE SIGNIFICATO SEMANTICO NELLA DESCRIZIONE DEL GESTO MOTORIO: “FLUIDO”

“Fluido” va bene per descrivere un qualche accidenti che si versa da un recipiente all’altro, un qualcosa di quasi liquido che non è polvere o materia solida. Eppure “Fluido” si usa tantissimo anche per descrivere molti gesti motori ed ha quasi sempre un connotato positivo di rinforzo di quell’azione che viene approvata per l’appunto perché è fluida. Si contrappone a “meccanico”, “farraginoso”, “rigido”, che, al contrario, descrivono gesta poco fluide e pertanto non molto apprezzate tecnicamente.

Se mi posso permettere una fantasia “fluido” sarebbe quel gesto molto coordinato, ottimale dal punto dei vista dei circuiti nervosi abilmente messi a punto, che non richiede molta forza perchè tutta la forza impiegata è razionalmente adoperata nell’esecuzione dl gesto. E’ un gesto che anche da un punto di vista dell’economia del movimento è ottimale e non comporta una gran spesa energetica, dove non ci sono grandi attriti e dispersioni di movimento. A questo aggettivo “Fluido” molto spesso se ne aggiunge uno di altrettanto enigmatico che è “Coordinato”. Se qui sopra scrivessi a puntate settimanali potrei farne varie passando in rassegna i vari aggettivi che in modo più o meno maldestro si usano per descrivere il gesto sportivo e così, oltre a fluido, coordinato appunto, oppure il mitico “decontratto” o anche “economico”, “funzionale”, “redditizio” e poi passando dalla parte dei “cattivi”: contratto, entieconomico, dispendioso, scoordinato, legato etc. etc…

Ora mi soffermerei su quel “fluido” più che passare in rassegna tutta la trafila delle altre definizioni perchè “fluido” ha in sè un qualcosa di magico che già qualifica in modo netto il gesto. Se una corsa è fluida siamo già a buon punto anche se magari ha altri connotati per niente positivi che la possono declassare. Per esempio un “asimmetrico” fluido è già perdonato nella sua asimmetria perché se nonostante questa riesce ad esprimere un gesto fluido e non macchinoso vuol dire che ha compensato bene il problema che ha portato all’asimmetria.

Mi viene da pensare che l’aggettivo “fluido” sia associato ad un’intensità di esercizio non massimale perché a questa associo più il concetto di “forza”, di “esplosività”. Pertanto possiamo favorire ed innescare la fluidità del movimento con esercitazioni a carattere non massimale e oserei dire, facilmente controllabili a livello coordinativo..

Pertanto la fluidità diventa molto importante in chi deve svolgere compiti motori che implicano anche una certa resistenza. Se il gesto è fluido costa meno e riesce ad essere reiterato con minor forza, con una spesa energetica inferiore. Associo all’aggettivo fluido anche una particolare attenzione nell’ascoltare il gesto e così per esempio nell’atto di gettare un attrezzo la capacità di sentire bene il gesto, come esce l’attrezzo da lanciare invece di preoccuparsi unicamente della violenza e della rapidità impressa dal proprio braccio allo stesso.

Ancora, nel mio immaginario, la capacità di aumentare la fluidità del gesto deve precedere quella di incrementare la velocità e la forza impressa nel gesto. Se il gesto è già automaticamente fluido aggiungere velocità e forza diventa quasi sicuramente produttivo e non procura nuove dispersioni di energia.

Così una volata finale in una gara di mezzofondo che parte in modo fluido può portare ad un crescendo che si autogenera e che aumenta sempre più (in modo “elastico” più che potente) ma mano che si trovano energie da buttare dentro in quel buon movimento.

Non esiste certamente una misurazione scientifica della “fluidità” del movimento ed è una delle mille cose che il tecnico deve misurare ad arte con l’occhio e con nessun altro strumento atto a misurare questa cosa.

C’è poi da chiedersi se la fluidità si vede o si sente. Ovviamente l’osservatore esterno la vede e l’atleta la sente ma non è detto che ci sia comunanza di pareri. Può essere che l’atleta la senta ed il tecnico non la veda ed in quel caso è comunque un qualcosa di utile perché almeno a livello psicologico questa sensazione di fluidità anche se non ravvisabile in un qualcosa di concreto aiuta l’atleta. Può essere che l’atleta non la senta ed il tecnico la veda e lì con una battuta umoristica ma non troppo c’è da chiedersi se il tecnico ci vede bene perché per assurdo il tecnico può essere talmente convinto dell’applicazione di alcune esercitazioni che poi vede la fluidità anche dove non c’è. Può essere che la sensazione del tecnico sia autentica ed avvalorata anche dal parere di altri osservatori. In quel caso se l’atleta non sente un bel niente non è detto che ciò che ha procurato quel tipo di fluidità non sia utile. E poi c’è il caso molto confortante nel quale l’atleta mettendo in atto particolari strategie si sente effettivamente più fluido ed anche il tecnico ha quella sensazione netta ed inequivocabile che conferma quel dato.

Questa cosa a me come tecnico é capitata in particolare somministrando sedute di allenamento a carico crescente. Ho notato che l’atleta correva meglio man mano che saliva l’intensità e ciò mi era confermato dalle sensazioni dell’atleta. Come atleta a volte (ai bei tempi) mi è capitato di sentirmi girare bene anche se l’osservatore esterno non notava questo mentre altre volte che l’osservatore rilevava questo se io non me n’ero accorto era semplicemente perché vi avevo posto poca attenzione. Difficilmente, per fortuna, mi è capitato di risultare particolarmente sgangherato senza che io me ne accorgessi mentre a volte mi è capitato, al contrario, di sentirmi particolarmente sgangherato e con le ruote quadrate senza che nessuno se ne accorgesse. Probabilmente come atleta avevo una particolare sensibilità e tendevo ad amplificare un po’ queste sensazioni anche quando esternamente erano poco visibili.

In ogni caso sono convinto che sia utile meditare attorno a questo concetto un po’ astruso di fluidità che può darci buone indicazioni per la prassi. Poi è opportuno tentare di capirsi bene perché in mancanza di misurazioni certe è anche facile fraintendersi e allora, a maggior ragione, può essere utile cercare anche altre parole per provare a spiegare un qualcosa che è opportuno che venga spiegato.